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La campagna di Greenpeace #JustTuna racconta tutta la storia?


Ormai siamo tutti abituati ai frequenti aggiornamenti dei software. Allo stesso modo, questa settimana, Greenpeace ha pubblicato la sua classifica aggiornata sul tonno. Questa volta è una campagna mondiale, che valuta tutti i principali mercati del pesce in scatola così come i paesi produttori.
 


L'obiettivo di Greenpeace è aumentare sempre di più la quantità di tonno pescato in modo sostenibile, con lenza e canna. Il metodo è sempre il solito, ossia quello del bastone e della carota: la lode e l'incoraggiamento contro la condanna. Di anno in anno si è rivelata una campagna impressionante e a macchia d'olio, con l'ottenimento di promesse e miglioramenti in veloce successione.
 

Greenpeace è stato fortemente aiutato dalla natura pigra e facilmente influenzabile del giornalismo moderno: i comunicati stampa sono pubblicati tali e quali e non viene fatta alcuna ricerca ulteriore. È una vergogna enorme e l'efficacia a lungo termine di questa tattica deve essere messa in discussione. In passato, alcune classifiche di componenti chimici dell'industria tessile tassativamente vietati hanno visto gli stessi elementi chimici ricomparire tranquillamente pochi anni più tardi, una volta che l'attenzione era passata ad altro. Più preoccupante ancora è l'incapacità di parlare di qualcosa attraverso le sfumature. I “vincitori” della classifica di Greenpeace sono marchi di supermercati che hanno la maggior parte del loro settore dedicato al tonno sovvenzionato massicciamente proprio dai “perdenti”, marchi come John West o Princes. Praticamente, il vostro conveniente tonno pescato in modo sostenibile è pagato da tonno non sostenibile.
 

Se John West dev'essere criticata per i suoi dubbi rapporti con la Thailandia, oltre che per l'uso di lavoro in schiavitù, sicuramente lo stesso criticismo andrebbe applicato ai suoi supermercati clienti, visto che la casa madre della compagnia produce anche alcuni prodotti con il marchio dei supermercati stessi! Guardate la guida dell'Associazione per la Ricerca Etica dei Consumatori relativa al tonno in scatola e vedrete che la classifica di questi marchi è praticamente invertita!
 


Il problema dell'approccio legato alle classifiche è che si trasforma in una torcia nel buio che illumina in modo chiaro un punto, non permettendo però di vedere l'intero quadro. Un approccio globale è invece quello che i sostenitori del Sustainable Food Trust riconoscono: è olistico, integrato, completo e arriva a un risultato attraverso ragioni autentiche e impegno concreto. Infatti, se si adatta la valutazione dell'Associazione per la Ricerca Etica dei Consumatori facendo sì che escluda le questioni legate al benessere animale (ammettendo che il fatto che il tonno sia ucciso e inscatolato sia un approccio corretto), il nostro marchio Fish4Ever ha un punteggio di tre volte più alto rispetto al primo marchio tra i supermercati, Waitrose, che guida invece l'ultima classifica di Greenpeace – un punteggio in percentuale di 9 su 10 contro un misero 3 su 10. Questo dimostra che un piccolo marchio può agire in modo più corretto più facilmente, ma visto che la torcia di Greenpeace nasconde molto più di quel che rivela, che il WWF ha sostenuto John West e che l'Associazione per la Ricerca Etica dei Consumatori, un sistema di valutazione indipendente e approfondito, mescola le carte in modo diverso, penso ci sia un problema più grande di questo.
 


In sostanza, c'è un elefante invisibile nella stanza: i sistemi alimentari e di mercato delle materie prime a buon mercato. I prezzi bassi hanno un costo sia sociale che ambientale. Lo abbiamo visto sul latte lo scorso anno. La stessa cosa accade per il tonno. Temo che solo un approccio corretto e reale sui costi possa risolvere questo enigma a lungo termine, nella pesca come in agricoltura: il danno fatto deve essere preso in considerazione secondo il reale costo di un prodotto. Allo stesso tempo, auguro a Greenpeace tutto il meglio: il nostro sistema alimentare è rotto e svilito e ha un disperato bisogno di essere scosso dal profondo.
 

Charles Redfern




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